domenica 23 ottobre 2011

venezia misteriosa ..............2 parte e 3 parte




San Lazzaro degli Armeni è una piccola isola nella laguna veneziana, che si trova immediatamente ad ovest del Lido; completamente occupata da un monastero che è la casa madre dell'ordine dei Mekhitaristi. L'isola è uno dei primi centri del mondo di cultura armena. L'isolotto, ad una certa distanza dalle isole principali che formano il centro storico diVenezia, era nella posizione ideale per lo stazionamento in quarantena e fu perciò usato dal XII secolo come lebbrosario (lazzaretto), ricevendo il relativo nome da San Lazzaro mendicante, patrono dei lebbrosi.


Abbandonato nel XVI secolo, nel 1717 fu dato dalla Repubblica di Venezia ad un gruppo di monaci armeni che erano fuggiti dalla persecuzione turca ad Istanbul, cinque anni dopo fu disposto sotto la protezione del PapaMekhitar ed i suoi diciassette monaci restaurarono la chiesa e ivi costruirono un monastero, ingrandirono di quattro volte l'isola fino alla attuale grandezza di 3 ettari.
La Chiesa di San Lazzaro degli Armeni ospita una biblioteca di circa 200.000 volumi, così come un museo con oltre 4.000 manoscritti armeni e molti manufatti arabiindiani edegiziani, tra cui la curiosa mummia di Nehmeket del 1000 a.C., raccolti dai monaci o ricevuti come regali. Il monastero ed i relativi giardini possono essere raggiunti dal vaporetto numero 20 da San Zaccaria. Al momento in cui scriviamo (estate 2008) c'è una sola visita guidata al giorno, che si svolge alle ore 15:00, in coincidenza con l'arrivo del vaporetto che lascia San Zaccaria alle 14:45.
Gruppi consistenti di visitatori possono chiedere un giro riservato ad orari diversi. La messa si celebra ogni domenica con rito cattolico armeno alle ore 11.00. Padre Vertanes

 ed altri padri conducono le visite in varie lingue.
Chiostro sull'Isola di San Lazzaro

Chiesa di San Lazzaro
L'isola ha inoltre una lunga tradizione di ospitalità agli eruditi ed agli allievi dell'Armenia, fra i quali anche Lord Byron, che ha studiato l'armeno lì nel 1816 e che si ricorda in una mostra permanente. Pare che il poeta amasse molto la speciale Vartanush, marmellata di petali di rosa che i monaci producono tuttora grazie ai rosai coltivati nell'isola, alcuni dei quali molto rari.












Iosif Stalin fu uno degli ultimi campanari dell’isola di San Lazzaro degli Armeni, nel cuore della laguna di Venezia; un giovanissimo Rodolfo Valentino – studente all’istituto nautico della città – rubò un rimorchiatore la notte del Redentore, affondò una gondola e salvò una ereditiera inglese, ricevendo in cambio una settimana d’amore all’Hotel Excelsior del Lido; le ossa di Ida Dalzer, che diede un figlio a Benito Mussolini, riposano in una fossa comune sull’isola di San Clemente, oggi ex manicomio trasformato in albergo di lusso, dove il duce la fece rinchiudere. E questo solo per rimanere al Novecento.


La laguna di Venezia nasconde infatti decine e decine di storie e leggende, a volte arcane e misteriose, a volte decisamente curiose, altre volte semplicemente permeate dalla bellezza che solo l’incanto dell’estuario lagunare riesce a infondere alla parola. Ecco allora emergere dai bassi fondali (e dalle nebbie del tempo) storie di diavoli e di streghe, di anime dannate, di sirene che donano merletti come premio per un amore che non conosce tradimento. Storie di Santi e di comuni mortali, che vivono della magia che regna incontrastata tra le acque che videro i primi profughi scappare dalle orde dei barbari, le galee della Serenissima, le navi di Bisanzio e di tutto il mondo allora conosciuto.


“Misteri della laguna e Racconti di Streghe” è concepito attraverso due ideali percorsi lungo le isole della laguna a sud e a nord di Venezia, senza tralasciare però anche località come Chioggia, Treporti o Malcontenta, dove nell’omonima dimora palladiana farebbe le sue apparizioni una delle “dame bianche” più famose d’Italia: Isabella, il cui fantasma irrequieto di reclusa aleggia ancora tra le mura di villa Foscari. Un tragitto lungo i canali lagunari che si conclude con ampie sezioni dedicate alle fiabe, agli usi e alle tradizioni, alle storie di streghe e a curiosità.





Il lazzaretto (anche lazzareto o lazzeretto) era un luogo di confinamento e d'isolamento per portatori di malattie contagiose, in particolar modo di lebbra e di peste.
Nelle città di mare era anche un luogo chiuso in cui merci e persone provenienti da paesi di possibile contagio dovevano trascorrere un soggiorno di determinata durata, spesso di quaranta giorni, da cui il termine quarantena.
Sull'origine del nome "lazzaretto" ci sono due ipotesi: la prima viene ricondotta a quella dellebbroso Lazzaro - protagonista della parabola evangelica - venerato come protettore delle persone affette da lebbra, la seconda invece richiama il primo lazzaretto, quello di Santa Maria di Nazareth a Venezia, il cui appellativo, per successive distorsioni fonetiche, si è trasformato da Nazareth a nazaretto a lazzaretto[1]. La loro fama deriva però dal fatto di essere stati così chiamati gli ospedali temporanei che venivano allestiti per evitare un'epidemia di peste.
Nel lazzaretto, che nelle città più grandi potevano essere anche più di uno, venivano tenuti in quarantena i malati, e durante epidemie con un alto tasso di mortalità, nei periodi di parossismo del contagio, essi si riempivano di ammalati che con alte percentuali diventavano cadaveri nel giro di pochi giorni. Le condizioni igieniche precarie dei lazzeretti a volte invece che arginare un contagio, lo favorivano, con il sovraffollamento, la promiscuità con il personale medico, che facilmente si ammalava a sua volta, e la mancanza di alcune condizioni igieniche che per ragioni di indigenza non potevano essere rispettate. Per esempio si sapeva bene che quando un malato appestato moriva si sarebbe dovuto bruciare tutte le sue cose, come gli abiti e il giaciglio: ma in condizioni di estrema urgenza come durante un'epidemia era impossibile procurarsi anche solo la paglia fresca giornaliera dove far stendere i malati.














1 commento:

  1. adoro venezia...è un teatro a cielo aperto...viverci non saprei

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