questo e' un blog di cucina, e non solo, la tradizione e l' innovazione nel tuo piatto..dalla cucina dogale della serenissima repubblica a notizie storiche e curiosita' ...... ed ora buon appetito...!!!!!!!!!!! VENEZIA E SAI COSA VEDI!!! VENEZIA IL PIATTO A PORTATA DI PALATO...!!!...LA NOBILTA' E TUTTO IL SUO SPLENDORE CON UN CLICK LA REPUBBLICA RINASCE!!!!!!!! foto di @roxchef 2009
giovedì 1 marzo 2012
venerdì 24 febbraio 2012
mercoledì 8 febbraio 2012
carnavale che vai tradizione che trovi
fonte wikipedia
Attraverso l’anonimato che garantivano maschere e costumi, si otteneva una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali ed era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell’aristocrazia. Evidentemente tali concessioni erano largamente tollerate e considerate un provvidenziale sfogo alle tensioni e ai malumori che si creavano inevitabilmente all'interno della Repubblica di Venezia, che poneva rigidi limiti su questioni come la morale comune e l'ordine pubblico dei suoi cittadini.
Le sue origini sono molto antiche: la prima testimonianza risale ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta. L’istituzione del Carnevale da parte delle oligarchieveneziane è generalmente attribuita alla necessità della Serenissima, al pari di quanto già avveniva nell’antica Roma (vedi panem et circenses), di concedere alla popolazione, e soprattutto ai ceti più umili, un breve periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti, durante il quale i veneziani e i forestieri si riversavano in tutta la città a far festa con musiche e balli sfrenati.
Attraverso l’anonimato che garantivano maschere e costumi, si otteneva una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali ed era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell’aristocrazia. Evidentemente tali concessioni erano largamente tollerate e considerate un provvidenziale sfogo alle tensioni e ai malumori che si creavano inevitabilmente all'interno della Repubblica di Venezia, che poneva rigidi limiti su questioni come la morale comune e l'ordine pubblico dei suoi cittadini.
Il primo documento ufficiale che dichiara il Carnevale di Venezia una festa pubblica è un editto del 1296, quando il Senato della Repubblicadichiarò festivo il giorno precedente la Quaresima.
In quest’epoca, e per molti secoli che si succedettero, il Carnevale durava sei settimane, dal 26 dicembre al Mercoledì delle Ceneri, anche se i festeggiamenti talvolta venivano fatti cominciare già i primi giorni di ottobre.
le maschere
ndossando maschere e costumi era possibile celare totalmente la propria identità e si annullava in questo modo ogni forma di appartenenza personale a classi sociali, sesso, religione. Ognuno poteva stabilire atteggiamenti e comportamenti in base ai nuovi costumi ed alle mutate sembianze. Per questo motivo, il saluto che risuonava di continuo nell’atto di incrociare un nuovo "personaggio" era semplicemente Buongiorno signora maschera.
La partecipazione gioiosa e in incognito a questo rito di travestimento collettivo era, ed è tuttora, l’essenza stessa del Carnevale. Un periodo spensierato di liberazione dalle proprie abitudini quotidiane e da tutti i pregiudizi e maldicenze, anche nei propri confronti. Si faceva tutti parte di un grande palcoscenico mascherato, in cui attori e spettatori si fondevano in un unico ed immenso corteo di figure e colori.
Con l’usanza sempre più diffusa dei travestimenti per il Carnevale, a Venezia nacque dal nulla e si sviluppò gradualmente un vero e proprio commercio di maschere e costumi. A partire dal 1271, vi sono notizie di produzione di maschere, scuole e tecniche per la loro realizzazione. Cominciarono ad essere prodotti gli strumenti per la lavorazione specifica dei materiali quali argilla, cartapesta, gesso e garza. Dopo la fase di fabbricazione dei modelli, si terminava l’opera colorandola e arricchendola di particolari come disegni, ricami, perline, piumaggi e quant’altro. I cosiddetti mascareri, che divennero veri e propri artigiani realizzando maschere di fogge e fatture sempre più ricche e sofisticate, vennero riconosciuti ufficialmente come mestiere con uno statuto del 10 aprile 1436, conservato nell’Archivio di Stato di Venezia.
Uno dei travestimenti più comuni nel Carnevale antico, soprattutto a partire dal XVIII secolo, rimasto in voga ed indossato anche nel Carnevale moderno, è sicuramente la Bauta (da pronunciarsi con l'accento sulla u). Questa figura, prettamente veneziana ed indossata sia dagli uomini che dalle donne, è costituita da una particolare maschera bianca denominata larva sotto un tricorno nero e completata da un avvolgente mantello scuro chiamato tabarro. La bauta era utilizzata diffusamente durante il periodo del Carnevale, ma anche a teatro, in altre feste, negli incontri galanti ed ogni qualvolta si desiderasse la libertà di corteggiare od essere corteggiati, garantendosi reciprocamente il totale anonimato. A questo scopo la particolare forma della maschera sul volto assicurava la possibilità di bere e mangiare senza doverla togliere.
Un altro costume tipico di quei tempi era la Gnaga, semplice travestimento da donna per gli uomini, facile da realizzare e d’uso piuttosto comune. Era costituito da indumenti femminili di uso comune e da una maschera con le sembianze da gatta, accompagnati da una cesta al braccio che solitamente conteneva un gattino. Il personaggio si atteggiava da donnina popolana, emettendo suoni striduli e miagolii beffardi. Interpretava talvolta le vesti di balia, accompagnata da altri uomini a loro volta vestiti da bambini.
Molte donne invece, indossavano un travestimento chiamato Moretta, costituito da una piccola maschera di velluto scuro, indossata con un delicato cappellino e con degli indumenti e delle velature raffinate. La Moretta era un travestimento muto, poiché la maschera doveva reggersi sul volto tenendo in bocca un bottone interno (e per questo motivo chiamata anche servette
ecco la prima ricetta.....
le frittole venexiane
- 1kg di farina
- 50 gr di lievito di birra oppure 14 gr di quello liofilizzato disidratato
- 200 gr di zucchero
- vanillina
- arancia spremuta ..e scorza di limone grattugiato
- oppure usiamo la spuma d'oro
- due cucchiaini di sale pari a circa 20 gr
- 6 uova
- 150 gr di burro...liquefatto
- 200 ml di latte....
Istruzioni
- io metto un po di liquore all'arancia perche' lo faccio in casa tutti gli anni o la spuma d'oro aroma venziano a base d'arancia
- il procedimento e' simile a quello del pane..infatti l'impasto deve lievitare all'incirca 3 ore....in un luogo caldo ...
- quando hai impastato tutti gli ingredienti e la pasta e' ben lievitata stendi una sfoglia di circa 3mm e fai 24 dischi che poi tirerai con le mani...al centro farai dei taglietti
- e li friggerai...quando sono dorate da entrambe le parti le passi nello zucchero e le servi..io in risto le ho fatte piccole
domenica 20 novembre 2011
FESTA : Madonna della salute
TRATTATO DA WIKIPEDIA.....
La Festa della Madonna della Salute è una ricorrenza religiosa della città di Veneziache ha luogo il 21
novembre di ogni anno e costituisce festività locale. Si tratta di un pellegrinaggio di ringraziamento nei confronti della Madonna che ha come meta la Basilica di Santa Maria della Salute.
Durante tutta la giornata, nella Basilica, tenuta aperta senza interruzione, vengono celebrate in continuazione messe e rosari, con un afflusso continuo di fedeli. Per facilitare il pellegrinaggio, viene eretto sul Canal Grande un ponte provvisorio in legno che collega laPunta della Dogana con Santa Maria del Giglio[1].
Origini [modifica]
La ricorrenza trae origine dalla grande epidemia di peste bubbonica che colpì tutto il nord Italia tra il 1630 e il 1631. Si tratta della stessa epidemia descritta anche da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi.
Il contagio si estese a Venezia in seguito all'arrivo di alcuni ambasciatori di Mantova, città già particolarmente colpita dall'epidemia, inviati a chiedere aiuti alla Repubblica di Venezia[2]. Gli ambasciatori furono alloggiati in quarantena nell'isola di San Servolo ma nonostante questa precauzione alcune maestranze entrate in contatto con gli ospiti subirono il contagio e diffusero il morbo nell'area cittadina. L'epidemia fu particolarmente virulenta: nel giro di poche settimane l'intera città venne colpita, con pesanti perdite tra gli abitanti e ne furono vittime lo stesso doge Nicolò Contarini e il patriarca Giovanni Tiepolo.
Nel momento culminante dell'epidemia, in assenza di altre soluzioni, il governo della Repubblica organizzò una processione di preghiera alla Madonna, a cui partecipò per tre giorni e per tre notti tutta la popolazione superstite. Il 22 ottobre 1630 il doge fece voto solenne di erigere un tempio votivo particolarmente grandioso e solenne se la città fosse sopravvissuta al morbo.
Poche settimane dopo la processione, l'epidemia subì prima un brusco rallentamento per poi lentamente regredire fino a estinguersi definitivamente nel novembre 1631. Il bilancio finale fu stimato in quasi 47.000 morti nel solo territorio cittadino (oltre un quarto della popolazione) e quasi 100.000 nel territorio del Dogado[3]. Il governo decretò allora di ripetere ogni anno, in segno di ringraziamento, la processione in onore della Madonna denominata da allora della "Salute".
Il governo della Repubblica mantenne fede al voto, individuando nell'area della Dogana da Mar, oggetto di recenti demolizioni, la meta del pellegrinaggio nonché la sede del nuovo tempio votivo e indicendo subito il concorso per la costruzione della nuova chiesa. Il primo pellegrinaggio di ringraziamento avvenne il 28 novembre 1631, subito dopo la fine dell'epidemia.
Il concorso venne vinto da Baldassare Longhena con il suo progetto di un tempio barocco a struttura ottagonale sormontato da un'imponente cupola, ovvero l'attuale basilica di Santa Maria della Salute, che fu consacrata il 21 novembre 1687.
La ricorrenza è particolarmente sentita dalla popolazione veneziana. È tradizione, nel giorno della festa della Salute, consumare una pietanza a base di carne, LA CASTRADINA DI CUI DOMANI TROVERETE LE VARIE RICETTE DI QUESTO CASTRATO DI MONTONE
domenica 23 ottobre 2011
venezia misteriosa ..............2 parte e 3 parte
San Lazzaro degli Armeni è una piccola isola nella laguna veneziana, che si trova immediatamente ad ovest del Lido; completamente occupata da un monastero che è la casa madre dell'ordine dei Mekhitaristi. L'isola è uno dei primi centri del mondo di cultura armena. L'isolotto, ad una certa distanza dalle isole principali che formano il centro storico diVenezia, era nella posizione ideale per lo stazionamento in quarantena e fu perciò usato dal XII secolo come lebbrosario (lazzaretto), ricevendo il relativo nome da San Lazzaro mendicante, patrono dei lebbrosi.
Abbandonato nel XVI secolo, nel 1717 fu dato dalla Repubblica di Venezia ad un gruppo di monaci armeni che erano fuggiti dalla persecuzione turca ad Istanbul, cinque anni dopo fu disposto sotto la protezione del Papa. Mekhitar ed i suoi diciassette monaci restaurarono la chiesa e ivi costruirono un monastero, ingrandirono di quattro volte l'isola fino alla attuale grandezza di 3 ettari.
Gruppi consistenti di visitatori possono chiedere un giro riservato ad orari diversi. La messa si celebra ogni domenica con rito cattolico armeno alle ore 11.00. Padre Vertanes
ed altri padri conducono le visite in varie lingue.
L'isola ha inoltre una lunga tradizione di ospitalità agli eruditi ed agli allievi dell'Armenia, fra i quali anche Lord Byron, che ha studiato l'armeno lì nel 1816 e che si ricorda in una mostra permanente. Pare che il poeta amasse molto la speciale Vartanush, marmellata di petali di rosa che i monaci producono tuttora grazie ai rosai coltivati nell'isola, alcuni dei quali molto rari.
La laguna di Venezia nasconde infatti decine e decine di storie e leggende, a volte arcane e misteriose, a volte decisamente curiose, altre volte semplicemente permeate dalla bellezza che solo l’incanto dell’estuario lagunare riesce a infondere alla parola. Ecco allora emergere dai bassi fondali (e dalle nebbie del tempo) storie di diavoli e di streghe, di anime dannate, di sirene che donano merletti come premio per un amore che non conosce tradimento. Storie di Santi e di comuni mortali, che vivono della magia che regna incontrastata tra le acque che videro i primi profughi scappare dalle orde dei barbari, le galee della Serenissima, le navi di Bisanzio e di tutto il mondo allora conosciuto.
“Misteri della laguna e Racconti di Streghe” è concepito attraverso due ideali percorsi lungo le isole della laguna a sud e a nord di Venezia, senza tralasciare però anche località come Chioggia, Treporti o Malcontenta, dove nell’omonima dimora palladiana farebbe le sue apparizioni una delle “dame bianche” più famose d’Italia: Isabella, il cui fantasma irrequieto di reclusa aleggia ancora tra le mura di villa Foscari. Un tragitto lungo i canali lagunari che si conclude con ampie sezioni dedicate alle fiabe, agli usi e alle tradizioni, alle storie di streghe e a curiosità.
Il lazzaretto (anche lazzareto o lazzeretto) era un luogo di confinamento e d'isolamento per portatori di malattie contagiose, in particolar modo di lebbra e di peste.
Nelle città di mare era anche un luogo chiuso in cui merci e persone provenienti da paesi di possibile contagio dovevano trascorrere un soggiorno di determinata durata, spesso di quaranta giorni, da cui il termine quarantena.
Sull'origine del nome "lazzaretto" ci sono due ipotesi: la prima viene ricondotta a quella dellebbroso Lazzaro - protagonista della parabola evangelica - venerato come protettore delle persone affette da lebbra, la seconda invece richiama il primo lazzaretto, quello di Santa Maria di Nazareth a Venezia, il cui appellativo, per successive distorsioni fonetiche, si è trasformato da Nazareth a nazaretto a lazzaretto[1]. La loro fama deriva però dal fatto di essere stati così chiamati gli ospedali temporanei che venivano allestiti per evitare un'epidemia di peste.
Nel lazzaretto, che nelle città più grandi potevano essere anche più di uno, venivano tenuti in quarantena i malati, e durante epidemie con un alto tasso di mortalità, nei periodi di parossismo del contagio, essi si riempivano di ammalati che con alte percentuali diventavano cadaveri nel giro di pochi giorni. Le condizioni igieniche precarie dei lazzeretti a volte invece che arginare un contagio, lo favorivano, con il sovraffollamento, la promiscuità con il personale medico, che facilmente si ammalava a sua volta, e la mancanza di alcune condizioni igieniche che per ragioni di indigenza non potevano essere rispettate. Per esempio si sapeva bene che quando un malato appestato moriva si sarebbe dovuto bruciare tutte le sue cose, come gli abiti e il giaciglio: ma in condizioni di estrema urgenza come durante un'epidemia era impossibile procurarsi anche solo la paglia fresca giornaliera dove far stendere i malati.
giovedì 20 ottobre 2011
e fugasse venexiane
la fugassa,un pan dolce,In terra veneta non c’è Pasqua senza la “focaccia”, dolce tradizionale che può assumere anche la forma di “colomba”, e al giorno d'oggi anche di una fugassa natalizia,come dolce per la merenda dei piu' piccoli,confezionata, naturalmente, con lo stesso tipo di pasta. La tradizione è antichissima e risale alle prime feste cristiane in ricordo della Resurrezione di Gesù, quando la ricorrenza era celebrata con straordinaria solennità in tutte le comunità cristiane.
Nel Veneto il Cristianesimo è arrivato prestissimo, già in epoca apostolica, non da Roma ma da Alessandria d’Egitto, la più colta e raffinata città mediterranea. La nostra regione fece proprie alcune delle tradizioni orientali, come il pane benedetto di NATALE, il pane dolce di Pasqua, nonché le uova, simbolo della primavera e della vita che rinasce nella natura e nel Cristo risorto. Il pane dolce di Pasqua O DI NATALE è stato poi variamente interpretato dalle diverse comunità cristiane, anche in terra veneta, dove il dolce risulta più semplice rispetto ad altre regioni italiane
Si tratta di un pane arricchito con vari ingredienti: farina, zucchero, burro, lievito e uova. L’origine del dolce è comunque avvolto nella leggenda, ma sembra che l’idea di questo “pane dolce” sia venuta ad un antico fornaio trevigiano: lavorò la sua pasta di pane con burro , uova e miele (qualche volta mandorle) sino ad ottenere un dolce soffice e leggero, che regalava ai suoi clienti in occasione delle feste pasquali. La tradizione vuole anche che la “fugassa”, un tempo, venisse preparata in occasioni di fidanzamenti e donata alla famiglia della ragazza con dentro nascosto l'anello di fidanzamento; ora si trova tutto l'anno nei panifici e raramente si prepara in casa a causa della lunghezza del procedimento. E’ un dolce complesso che richiede una lunga lievitazione, con pause adeguate (almeno tre di circa tre ore ciascuna), per ottenere una pasta molto soffice e leggera che, alla fine, sia che venga cotta in stampi circolari o in quelli a forma di colomba, verrà glassata con un composto a base di uova, di mandorle pelate, generalmente tritate ma anche divise a metà, e zucchero in granella.
Per accompagnare questo dolce il Veneto ha molti vini adatti, come il Prosecco superiore di Cartizze, il Moscato Fior d’Arancio dei Colli Euganei, il Recioto di Gambellara spumante, il Recioto di Soave. Ancora una volta, nella solennità cristiana DI PASQUA O NATALE, ci sarà ovunque nel Veneto gran festa, se nelle tavole sarà presente questo dolce tradizionale, legame con una storia bimillenaria, segno di identità e prezioso collante d’umanità, vedendo gioiosamente riuniti attorno alle tavole della festa famiglie, parenti e amici, come raramente succede negli altri giorni dell’anno
ORA VEDREMMO LE FUGASETTE VENEXIANE QUELLE DI TUTTI I GIORNI,BUONISSIME NELLA CARTELLA DEI VOSTRI FIGLI,PRESENTATA SUL PIATTO MONOPORZIONE AL RISTORANTE O DA REGALARE SULLE TAVOLE DI NATALE,IL GIORNO DEL GRAN PRANZO,O A PASQUA...INFATTI COME DESCRITTO POCANZI IL DOLCE SAREBBE PASQUALE MA SULLE TAVOLE DEI VENEZIANI SI DELIZIA TUTTO L'ANNO....
INFATTI NON C'E' PANIFICIO O PASTICCERIA CHE NON LE PROPONGA TUTTI I GIORNI CON UN BUON CAPUCCINO O CAFFE'.....INTANTO VEDIAMO QUESTA RICETTA QUELLA DELLE VENEZIANE...PICCOLE FUGASETTE RIPIENE DI CIO' CHE VOLETE BIZZARIRSI
FONTE DELLA STORIA VIAGGIANDO IN INTERNET,IUN PO QUI UN PO LI,E UN PO ME
Nel Veneto il Cristianesimo è arrivato prestissimo, già in epoca apostolica, non da Roma ma da Alessandria d’Egitto, la più colta e raffinata città mediterranea. La nostra regione fece proprie alcune delle tradizioni orientali, come il pane benedetto di NATALE, il pane dolce di Pasqua, nonché le uova, simbolo della primavera e della vita che rinasce nella natura e nel Cristo risorto. Il pane dolce di Pasqua O DI NATALE è stato poi variamente interpretato dalle diverse comunità cristiane, anche in terra veneta, dove il dolce risulta più semplice rispetto ad altre regioni italiane
Si tratta di un pane arricchito con vari ingredienti: farina, zucchero, burro, lievito e uova. L’origine del dolce è comunque avvolto nella leggenda, ma sembra che l’idea di questo “pane dolce” sia venuta ad un antico fornaio trevigiano: lavorò la sua pasta di pane con burro , uova e miele (qualche volta mandorle) sino ad ottenere un dolce soffice e leggero, che regalava ai suoi clienti in occasione delle feste pasquali. La tradizione vuole anche che la “fugassa”, un tempo, venisse preparata in occasioni di fidanzamenti e donata alla famiglia della ragazza con dentro nascosto l'anello di fidanzamento; ora si trova tutto l'anno nei panifici e raramente si prepara in casa a causa della lunghezza del procedimento. E’ un dolce complesso che richiede una lunga lievitazione, con pause adeguate (almeno tre di circa tre ore ciascuna), per ottenere una pasta molto soffice e leggera che, alla fine, sia che venga cotta in stampi circolari o in quelli a forma di colomba, verrà glassata con un composto a base di uova, di mandorle pelate, generalmente tritate ma anche divise a metà, e zucchero in granella.
Per accompagnare questo dolce il Veneto ha molti vini adatti, come il Prosecco superiore di Cartizze, il Moscato Fior d’Arancio dei Colli Euganei, il Recioto di Gambellara spumante, il Recioto di Soave. Ancora una volta, nella solennità cristiana DI PASQUA O NATALE, ci sarà ovunque nel Veneto gran festa, se nelle tavole sarà presente questo dolce tradizionale, legame con una storia bimillenaria, segno di identità e prezioso collante d’umanità, vedendo gioiosamente riuniti attorno alle tavole della festa famiglie, parenti e amici, come raramente succede negli altri giorni dell’anno
ORA VEDREMMO LE FUGASETTE VENEXIANE QUELLE DI TUTTI I GIORNI,BUONISSIME NELLA CARTELLA DEI VOSTRI FIGLI,PRESENTATA SUL PIATTO MONOPORZIONE AL RISTORANTE O DA REGALARE SULLE TAVOLE DI NATALE,IL GIORNO DEL GRAN PRANZO,O A PASQUA...INFATTI COME DESCRITTO POCANZI IL DOLCE SAREBBE PASQUALE MA SULLE TAVOLE DEI VENEZIANI SI DELIZIA TUTTO L'ANNO....
INFATTI NON C'E' PANIFICIO O PASTICCERIA CHE NON LE PROPONGA TUTTI I GIORNI CON UN BUON CAPUCCINO O CAFFE'.....INTANTO VEDIAMO QUESTA RICETTA QUELLA DELLE VENEZIANE...PICCOLE FUGASETTE RIPIENE DI CIO' CHE VOLETE BIZZARIRSI
FONTE DELLA STORIA VIAGGIANDO IN INTERNET,IUN PO QUI UN PO LI,E UN PO ME
Tempo Preparazione: 8 minuti
Tempo di cottura: 30/40 minuti
| Marcatori (Tags): |
Ingredienti
- 500 GR DI FARINA
- 1 BUSTA DI LIEVITO DI BIRRA
- 50 GR DI ZUCCHERO
- VANILLINA
- UN LIMONE
- 4 UOVA(DUE INTERE E DUE ROSSI)MI RACCOMANDO PER LE UOVA USIAMO QUELLE DI PASTA GIALLA
- UN CUCCHIAIO DI SALE
- 75 GR DI BURRO
- 270 ML DI LATTE DI LATTE TIEPIDO
- E GRANELLA DI ZUCCHERO
- PER IL RIPIENO
- NUTELLA
- ZABAIONE
- CREMA PASTICCERA
- SE NON AVETE TEMPO..SI POSSONO USARE I PREPARATI....
- LA RICETTA INVECE DELLA FUGASSA ORIGINE PATRIZIA
- Ingredienti e dosi:
- 450 g di farina,
- 125 g di burro, 125 g di zucchero,
- 20 g di lievito di birra,
- 40 g di mandorle,
- 5 uova,
- aromi veneziani,
- 1 bicchierino di grappa,
- zucchero in granella,
- sale.
Istruzioni
- PER LE FUGASETTE
- NELLA PALENETARIA METTIAMO LA FARINA ASSIEME AL LIEVITO E AZIONIAMO,
- VERSIAMO MANO A MANO
- ZUCCHERO
- VANILLINASCORZA DI LIMONE CON UN PO DI SUCCO
- UOVA
- SALE
- EBURRO LIQUEFATTO CHE DEVE ESSERE TIEPIDO...AMALGAMIAMO BENE
- ORA AGGIUNGIAMO AL NOSTRO IMPASTO IL LATTE UN PO ALLA VOLTA
- DOPO CHE I NOSTRO IMPASTO E' BELLO COME QUELLO DEL PANE LO RIPONIAMO A LIEVITARE IN UN POSTO CALDO PER CIRCA 3 ORE
- DOPO LA PRIMA FASE DI LIEVITAZIONE LO RIPRENDIAMO
- LO LAVORIAMO NUOVAMENTE E LO RIMETTIAMO A LIEVITARE
- DOPO CIRCA 4 ,5 ORE DI LIEVITAZIONE LO PRENDIAMO LO DIVIDIAMO IN PEZZETTI E FACCIAMO DELLE PALLINE CHE METTEREMO SULLA PIASTRA DA FORNO A RILIEVITAREPER.30 MINUTI BAGNIAMO CON IL LATTE LA NOSTRA FUGASETTA E DECORIAMO CON GRANELLA DI ZUCCHERO
- ALTRI 10 MINUTI DI LIEVITAZIONE
- METTIAMO IN FORNO A 160° VENTILATO
- LA RICETTA PATRIZIA DELLA FUGASSA
- i vari passaggi riponete l'impasto nella palnetaria e impastare
- impastate un po’ di farina con il lievito
- , unendo qualche cucchiaio d’acqua tiepida O LATTE
- . Coprite e fate riposare un paio d’ore al caldo o almeno in luogo tiepido,
- quindi aggiungete al primo impasto altrettanta farina e acqua tiepida.
- Reimpastate bene,
- coprite e lasciate riposare per altre due ore.
- Successivamente ripetete l’operazione a intervalli di due ore, per altre quattro volte, aggiungendo al posto dell’acqua tuorli d’uovo, uova intere,
- zucchero e burro in proporzione alla farina aggiunta,
- in modo da ottenere ogni volta un impasto lavorabile.
- Dopo le ultime due ore di riposo, aggiungete all’impasto un pizzico di sale e ancora un bicchierino di kirsch, delle scorzette d’arancio tagliate minute, della cannella in polvere, un pizzico di vaniglia, il tutto macerato per un paio di giorni nella grappa. Lavorate ancora la massa fino ad ottenere un impasto ben omogeneo, tenero, elastico e lucente,
- che porrete in un apposito stampo, meglio se a forma di colomba,o quello del panettone che si trova nei supermercati. Bagnate la superficie con dell’albume d’uovo
- prima tenuto da parte, cospargetevi sopra dei granelli di zucchero e mandorle spezzate,
- fatelo quindi cuocere in forno a temperatura 160° ventilato, fin che assume un bel colore marroncino-dorato. ù
- SERVITE
- UNA VOLTA RAFFREDDATO POSSIAMO FARCIRLA CON LA PANNA,E DECORARLA CON IL MARZAPANE.....NATALE....
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